CHI ERA "NENE CASTELLI" A CUI E' INTITOLATA LA BIBLIOTECA?
(tratto dalla presentazione di don Marcello De Grandi al libro "Itinerario di luce" pubblicato nel 1973 e che raccoglie le poesie di Nene Castelli)
"Nene Castelli (la terza persona con gli occhiali scuri contando da sinistra), con alcune amiche, in una foto degli anni cinquanta nella zona dell'attuale Campeggio Darna. Sullo sfondo si intravede il lago e Porlezza."
Irene Castelli è nata a Porlezza il 21 maggio 1896, da Cesare e Ortelli Maria, porlezzini anche essi. A Porlezza, nel cortile del Ghetto (così è ancora chiamata da tanti porlezzini la Via Mercato n.d.r.) essa è praticamente vissuta, salvo gli ultimi mesi, quando fu ricoverata, nel luglio 1971, al Giardino degli Ulivi, in Menaggio, ove morì il 13 febbraio 1973.
Afflitta da miopia progressiva, che sfociò nella cecità completa degli ultimi tre decenni di vita, era tormentata anche da nevrosi di tipo ricorrente.
Il periodo più fecondo della sua poesia, gli anni dal trenta al settanta, fu scandito da cicli di tre giorni, di cui due "neri" (era depressa e preferiva la solitudine) ed uno "buono" (era serena, cercava la compagnia, si intratteneva in conversari davvero simpatici, e poteva dare appuntamento alla musa).
Eppure la vita della Nene (come era da tutti chiamata) aveva dimensioni ben maggiori della stretta cerchia impostale dalle tenebre esteriori. Intanto vi era la vasta rete di amicizie locali: dalle coetanee alle loro figlie e nipoti (cui eventualmente insegnava un po' di italiano o di francese), dalle suore ai sacerdoti, dai parenti ( i Greco di Porlezza ed i Rigamonti di Menaggio) a quanti appartenevano alla vecchia Porlezza o ne erano divenuti ospiti abituali ( lei ne incarnava la semplicità e le virtù caratteristiche), fino ai giovani che vivessero con generosità la fede religiosa; ad essi volle unirsi nel movimento dei Focolarini. Ma le sue relazioni si erano ampliate ben al di là delle "bende azzurre del suo lago" e della "cerchia glauca dei monti" porlezzini. Seguiva puntualmente certe trasmissioni della radio vaticana, italiana e svizzera: se l'oratore le tornava congeniale, dettava una lettera da spedirgli e spesso la corrispondenza era occasione di incontri e generava un'amicizia.
Era certo anche la pietà verso una sofferente che portava alla Nene tante persone: ma non era solo quella. La perdita della vista è spesso accompagnata da un accentuarsi della sensibilità: la Nene, appassionata lettrice di poesie e di romanzi fin dalla giovinezza, sentì tradursi in musica e parole la sua esperienza emotiva. Si accorse di poter scrivere versi anche su commissione: e tutt'altro che inetti.
Ella fu spesso invitata ad esprimere in poesia (italiana o dialettale) il significato di avvenimenti religiosi o civili, privati o di gruppo.
Ma vi erano altri temi che, senza bisogno di alcuna sollecitazione dall'esterno, tendevano istintivamente a tradursi in versi. Questa poesia spontanea la possiamo distinguere in "occasionale" ed "autobiografica". La prima esprime stati d'animo momentanei, suggeriti ora dalla contemplazione del paesaggio (Viale dei Tigli), ora dalla precaria risonanza di un avvenimento particolare (Valsolda): pur raggiungendo (come nelle poesie citate) momenti di più felice emozione, queste composizioni restano però estranee alla più caratteristica e felice ispirazione della Nene, che è decisamente autobiografica.(...)
(...) E' questo l'itinerario ideale: quello cronologico (non lo si dimentichi) è condizionato dalla nevrosi che le dettava ritorni di depressione e di amarezza. Ma la sua vita pratica conferma la realtà della via ascensionale indicata: il pensiero, le letture, le conversazioni della Nene erano orientate con spontanea preferenza, negli ultimi decenni, verso argomenti religioso-morali: i momenti di smarrimento e di sfiducia erano sempre più eccezionali. E il Signore le volle concedere quasi il sigillo della vittoria e la certezza del premio, attraverso un segno concreto della Sua misericordia e benevolenza.
Le sue condizioni di salute andavano peggiorando e si dovette procedere, negli ultimi mesi, al ricovero presso il Giardino degli ulivi ( casa di riposo gestita dalle Suore del beato Guanella) in Menaggio. Era in camera con lei una giovane pressoché paralizzata, che camminava a stento con grucce o carrozzella: Giuliana Romani. Essa l'aiutava come poteva, chè la Nene era disorientata e non riusciva a memorizzare nessun itinerario né a localizzare alcun mobile del suo nuovo ambiente.
Umiliata per questa dipendenza da tutti ed in tutto, caduta in uno stato di depressione continuata, senza il sollievo di qualche giorno intercalare di serenità fisiologica, la poveretta faceva pena e si lamentava flebilmente ma continuamente della sua nuova croce. Ma nell'agosto del 1972 Giuliana si recò a Lourdes e tornò che camminava regolarmente e si muoveva liberamente! Il fatto che aveva certo del miracoloso (vari settimanali ne parlarono) fu una vera grazia anche per la Nene: fu quasi una visita che la Madonna aveva fatto pure a Lei: ella capì che Dio è presente con la Sua Provvidenza e non abbandona chi in Lui confida; capì che Egli ama paternamente anche nella prova delle tribolazioni più diuturne; sentì che anche lei, dunque, era cara a Dio e che non inutili né dimenticati erano i suoi dolori.
E si arrese alla Sua volontà con una rassegnazione che non conobbe più crisi o pentimenti: andando a trovarla, parenti ed amici non sentivano più né lamentele né irragionevoli richieste di esser ricondotta a Porlezza a qualunque costo. E non che fossero cessate le sofferenze, che anzi andavano peggiorando col declino fisico ormai preoccupante: dimagriva evidentemente e, interrogata con discrezione come si sentisse, pregava istantemente di mutare argomento: essa si rimetteva nelle mani di Dio. Il suo voto (Autobiografia morale: "M'addormirò tranquilla/un poco sorridendo") e la sua preghiera (Vivere e morire: "Dalle, Ti prego, un poco di calore / perché sorrida ancora al Tuo settembre e, / nel giro ordinatissimo del sole / cercale un'ora per morire in pace") erano esauditi: il trapasso fu cosciente e tranquillo, l'itinerario spirituale terminava nella luce e nella speranza. Auspicio, per noi che l'abbiamo conosciuta da vicino ed amata fraternamente, di eterna felicità presso Colui che i suoi occhi ora vedono faccia a faccia; e dono ulteriore di confronto e di fiducia a quanti ne leggeranno e poesie gentili e commosse.
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Il libro "Itinerario di luce" di Nene Castelli - Libreria S. Vittore editrice - Varese - può essere consultato presso la Biblioteca Comunale.
Presso la Biblioteca è possibile consultare anche il numero 4 - inverno - anno 1977 - della rivista "COMO" (messa gentilmente a disposizione dalla sig.ra Tina Ortelli) dove è pubblicato da pag. 101 a pag. 106 l'articolo di Emilio Scampini "La poetessa di Porlezza Nene Castelli"